Una storia può essere scelta due volte?
Ci sono storie destinate ad attraversare più di una porta prima di arrivare alle lettrici.
Craving the Enemy è una di queste.
Ha le braccia tatuate incrociate al petto. Spine. Ovunque. Una difesa più che una decorazione.
Distolgo lo sguardo. «Perché ti chiamano Thorn?»
«Perché le spine sono ciò che resta anche quando il fiore muore.»
Alzo la testa di scatto. I nostri occhi si incontrano e qualcosa cede. Solo per un istante.
Spezzarmi è un lusso che non posso permettermi adesso.
Mi stacco dal tavolo. «Hai un posto dove posso dormire?»
Elias annuisce. Si gira e, senza aggiungere altro, percorre il corridoio. Dopo pochi passi, apre una porta sulla sinistra. La camera è essenziale: un letto, una finestra con una tenda grigia, una coperta scura piegata con cura.
Mi volto verso di lui. «Non sono una che vuole essere salvata.»
«Ottimo. Io non sono un salvatore.»
Quando ho iniziato a immaginare questa storia, non sapevo ancora quante volte avrei dovuto rimetterci mano.
Non per cambiarne il cuore: quello è rimasto ostinato, feroce, riconoscibile.
Ho dovuto capire, però, quale forma potesse contenerlo davvero.
La prima volta, Craving the Enemy è stata scelta da Narae per il catalogo realizzato in collaborazione con il FRI. Stavo costruendo con molte aspettative il percorso che avrebbe dovuto condurla alle lettrici, perché il progetto prospettava nuove possibilità di espansione. Poi la chiusura dell’app per webnovel di Mondadori ha rimesso tutto in discussione.
Non il romanzo.
La strada.
In quell’occasione, dati i tempi strettissimi, Arianna non lavorò al testo come editor, bensì come beta reader. Mi accompagna nel mio percorso di autrice dal 2020 e continua a farlo tuttora, nonostante l’apertura di Vesperion Edizioni. Facciamola santa!
Quando ha saputo che avrei riottenuto in anticipo i diritti dell’opera, non ha avuto esitazioni: voleva assolutamente pubblicarla con Vesperion.
Essere scelta una seconda volta non ha cancellato ciò che era accaduto prima. Ha costretto la storia a trovare una nuova geografia, un’identità visiva più precisa e una casa editoriale capace di riconoscere ciò che custodiva già nella propria anima.
Il formato della webnovel è diverso da quello di un romanzo pensato per diventare anche un libro cartaceo. Gli episodi di una webnovel sono vincolati a una lunghezza minima e massima; questo non accade nei romanzi tradizionali. Chi mi ha già letta sa bene che non sono un’autrice che allunga le scene: calibro molto l’uso delle parole e cerco di non abusarne. Il tempo è prezioso e preferisco non spenderlo in filler narrativi, ma puntare sempre alla sostanza.
Quindi ho dovuto inoltrarmi di nuovo tra boschi, nebbia, segreti e moto.
Ho riattraversato le Blue Mountains insieme ai Grave Saints. Ho ascoltato il rumore delle Harley confondersi con il silenzio della cittadina di Ashbourne Ridge. Ho osservato Lyra ed Elias cercare di sopravvivere a un legame che non avrebbe dovuto nascere.
Una storia scelta due volte non rimane immobile in attesa.
Continua a crescere nel buio, mentre nessuno la vede.
Ad agosto, finalmente, comincerà a mostrarsi.
